Un messaggio di incoraggiamento e speranza ai cresimandi, alle famiglie e alle comunità cristiane in cammino verso la Pentecoste.

Mi è stato chiesto di rivolgere una parola ai ragazzi e alle ragazze a cui conferirò il sacramento della cresima a Pentecoste, alle loro famiglie e alle comunità parrocchiali che vivranno con loro questo momento. Lo faccio volentieri per dirvi anzitutto che mi rallegro di questa occasione per conoscervi e incontrarvi, anche se solo per il tempo limitato della celebrazione liturgica. L’invocazione dello Spirito Santo e l’unzione con il crisma, infatti, sono gesti rituali che esprimono con particolare evidenza ciò che il vescovo è chiamato a essere per l’assemblea dei fedeli.


Come successore degli apostoli, egli è costituito come garante della continuità tra ciò che è avvenuto allora agli amici di Gesù, cinquanta giorni dopo Pasqua, a Gerusalemme, e quello che continua ad accadere oggi, nella Chiesa, a tutti coloro che si lasciano coinvolgere nell’avventura cristiana. Occorre ricordarcelo continuamente e in ogni modo! Non è venuta meno la promessa di Gesù! Risorto dai morti e assiso alla destra del Padre, egli continua a effondere il suo Spirito, perché il nostro agire nel tempo lasci sempre più trasparire i tratti inconfondibili del suo modo di vivere sulla terra. Certo, carissimi ragazzi e ragazze, non dovete attendervi nessun effetto magico e immediato dal dono che riceverete quest’anno a Pentecoste. Non scatterà l’allarme anti-incendio delle vostre chiese per le fiammelle accese sulla vostra testa né voi improvvisamente diventerete poliglotti. Di una cosa però potete essere sicuri: della presenza silenziosa e discreta, ma anche viva e operante del Respiro di Gesù nei vostri cuori, della possibilità di riconoscere intorno a voi una famiglia a cui appartenere, una comunità in cui crescere e diventare adulti, un mondo da abitare e da arricchire con quei doni che lo Spirito Santo, in ogni tempo e in ogni circostanza, è capace di suscitare in noi. Perché questo accada, certamente, c’è bisogno della collaborazione di tutti: genitori, padrini e madrine, fratelli e sorelle, comunità cristiana. Siamo tutti corresponsabili dell’atmosfera in cui chi riceve il dono dello Spirito può arrivare a prenderne coscienza e a farlo fruttificare nella sua vita.


La certezza che ci deve abitare è però che tutto questo può realizzarsi anche in questo nostro tempo, apparentemente così complicato e refrattario alla proposta del Vangelo. Riconoscere che non siamo fatti per vivere costantemente nella stanchezza e nella rassegnazione, che la fragilità e l’incoerenza della nostra fede non sono un ostacolo definitivo per ciò che Dio vuole ancora operare in noi e attraverso di noi: questa è la sfida da raccogliere! Non erano meglio equipaggiati di noi gli uomini e le donne riuniti nel cenacolo. Rimaneva in loro solo un’invocazione ardente e un filo di speranza e di attesa. Sono le stesse cose che siamo chiamati a coltivare anche noi in questi giorni e in ogni momento della nostra vita. Così anche la cresima di quest’anno avrà davvero la gioia e l’efficacia di una rinnovata Pentecoste. 


Vescovo Valerio Lazzeri