Dalla contemplazione di Cristo ferito nasce una comunità capace di amare
Davanti al Crocifisso,
per entrare nel mistero della fede
La Festa Patronale di Novedrate si è aperta con un momento particolarmente significativo per la vita della nostra Comunità: la Santa Messa presieduta da don Carlo Bosco, che ha prestato il suo servizio come vicario della Comunità Pastorale San Paolo della Serenza dal 2008 al 2011.
La celebrazione ha accompagnato l’esposizione del Santo Crocifisso, ponendo fin dall’inizio al centro della festa il mistero dal quale essa trae il suo significato più profondo: Cristo che dona la propria vita per amore.
Proprio davanti alla Croce, don Carlo ha invitato a compiere un passo ulteriore, andando oltre una lettura superficiale del segno che abbiamo davanti agli occhi. Per contemplare davvero il Crocifisso dobbiamo avvicinarci a Gesù.
E quanto più ci avviciniamo a Lui, tanto più diventano visibili le sue ferite, il suo dolore, la sua sofferenza. È un'immagine che può metterci a disagio, perché nessuno desidera fermarsi davanti al dolore. Eppure il Vangelo ci chiede proprio questo: non fuggire dalla Croce, ma sostare davanti a Cristo e contemplare il suo amore.
Dalla Croce nasce una comunità
La Prima Lettera di Pietro presenta la Chiesa come un edificio spirituale, costruito a partire da Cristo. Non si tratta semplicemente di un'immagine: la comunità cristiana non nasce soltanto dall'organizzazione, dalle attività o dalla presenza delle persone.
Nasce dallo Spirito e nasce dal rapporto con Gesù.
Senza la fonte dello Spirito non possiamo diventare come Gesù e non possiamo costruire una vera comunità cristiana. La vita della Chiesa trova infatti la sua sorgente nel Signore e nel dono del suo Spirito.
Per questo la contemplazione del Crocifisso non è un gesto soltanto devozionale. Guardare Cristo sulla Croce significa lasciarsi interrogare dal suo modo di amare e comprendere che la nostra vita cristiana e la nostra vita comunitaria devono avere origine da Lui.
Un amore che non si ritira
Il cuore dell’omelia è quindi l’amore di Gesù.
Gesù ci chiama con un amore fedele. La Croce rende visibile un amore che non viene meno, neppure davanti al rifiuto, alla sofferenza e alle difficoltà.
Non è un amore fatto soltanto di parole. Non è un amore teorico o astratto. È un amore che si misura nella concretezza delle relazioni, nella capacità di rimanere accanto all’altro, anche quando diventa difficile.
Il corpo ferito di Cristo, ha ricordato don Carlo, rimane davanti a noi come il segno di questo amore: un amore che rimane, un amore che non passa, un amore che è per sempre.
È proprio questo il tratto decisivo dell'amore cristiano: non un sentimento passeggero, ma una scelta fedele, capace di perseverare.
Imparare da Gesù ad amare
La Croce diventa così una scuola di vita.
Davanti a Cristo possiamo comprendere che cosa significhi amare veramente: amare nonostante tutto e nonostante tutti, senza lasciarsi fermare dalle difficoltà, dai limiti e dalle incomprensioni.
È un cammino che riguarda ciascuno di noi e, nello stesso tempo, riguarda tutta la Comunità.
Una comunità cristiana non è semplicemente una comunità di persone che partecipano alle celebrazioni, anche se il praticare la fede rimane importante. È una comunità nella quale le relazioni sono trasformate dall’incontro con Gesù.
Lasciarsi amare da Gesù significa imparare ad amare come Gesù.
Ed è proprio questo che può rendere una comunità realmente cristiana: non soltanto il numero delle persone presenti, non soltanto le iniziative realizzate, ma la qualità dell’amore che sappiamo vivere tra noi.
Una testimonianza che parla più delle parole
In un tempo nel quale spesso si cercano risposte nelle parole, nelle spiegazioni e nei discorsi, la testimonianza cristiana passa anzitutto attraverso la vita.
Don Carlo ha richiamato l'importanza di essere persone che, anche da lontano, possano essere riconosciute per il modo in cui vivono l'amore.
Il mondo ha bisogno di vedere cristiani capaci di amare concretamente.
Non basta parlare dell'amore: occorre renderlo visibile nelle piccole relazioni quotidiane, nella pazienza, nell'accoglienza, nella capacità di esserci, nel perdono e nella fedeltà.
Anche le nostre piccole differenze, i nostri limiti e persino i nostri errori possono diventare un'occasione per verificare quanto il Vangelo sia realmente entrato nella nostra vita.
Il Crocifisso, programma per la nostra Comunità
L'esposizione del Santo Crocifisso, all'inizio della Festa Patronale, diventa allora molto più di un momento della tradizione.
Il Crocifisso ci propone un vero programma per il nostro essere credenti, per il nostro essere comunità, per il nostro essere Chiesa.
Guardando a Cristo possiamo imparare nuovamente che la Chiesa nasce dall'incontro con Lui, che lo Spirito ci rende capaci di costruire una comunità e che il segno più autentico della nostra fede è l'amore.
La Festa Patronale di Novedrate si apre così sotto lo sguardo del Crocifisso: un Cristo ferito, ma vivo; un Cristo che ha donato tutto; un Cristo il cui amore rimane per sempre.
E davanti a Lui siamo invitati a compiere un passo: avvicinarci, contemplare, lasciarci amare e imparare ad amare.
Perché è dall'amore di Gesù, accolto e vissuto nelle nostre relazioni, che può nascere una comunità sempre più autenticamente cristiana.
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