Un ricordo vivo e personale dell’incontro con il Santo Padre nel 2023, tra ascolto, semplicità e insegnamenti per la vita pastorale.

Martedì scorso 21 aprile cadeva il primo anniversario dalla morte di Papa Francesco. L’occasione che maggiormente ho gustato per incontrare papa Francesco è stata l’udienza che ho avuto con i miei compagni di Messa in occasione del 50°anniversario della nostra ordinazione presbiterale. Era il 2023. All’inizio di quell’anno ci era stata comunicata la possibilità di incontrare il Papa l’estate successiva, forti della tradizione ambrosiana di una visita annuale riservata in Vaticano. Il Papa in estate sospendeva le udienze generali in piazza S. Pietro e gestiva lui un calendario di incontri: abbiamo ottenuto udienza giovedì 13 luglio 2023 alle ore 15 in casa s. Marta. Occasione d’oro. Così è successo. All’appuntamento ci siamo presentati con gioia e con il caldo opprimente di Roma. Ne valeva la pena. Siamo stati ricevuti con familiarità squisita nel saloncino al pian terreno. Il Papa, già in difficoltà di salute con il deambulatore e il bastone d’appoggio, è stato molto cortese. Come coordinatore dei miei amici dovevo introdurre l’incontro e al riguardo avevamo preparato tre domande dalle quali attendevamo una risposta autorevole. Tre miei compagni preti così si sono espressi e così Lui ha risposto in quel momento


1. Siamo una Chiesa che fa fatica a trasmettere la fede. Il mondo giovanile è sempre più lontano. Già da tempo notiamo che dopo la cresima i giovani non frequentano più la chiesa. Oggi si dice lo stesso ma il nostro modo di annunciare la fede è identico. Le altre chiese ci insegnano che ci sono altri metodi pastorali come le comunità di vita, i movimenti, i gruppi, gli ordini religiosi.

Risposta del Papa.

Bisogna rispettare le diversità dei cammini delle singole chiese. Ciascuno deve fare il proprio cammino. Anche l’Europa fa paura perché pretende di uniformare a sé tutti i popoli.


2. Tra gli impegni pastorali (diceva un confratello) seguo un hospice cittadino dove quotidianamente incontro malati terminali. Di fronte alla sofferenza, spesso soprattutto da parte dei familiari, raccolgo lo sfogo “perché questo castigo”? Perché tutto questo male? Non se lo meritava!” A queste reazioni cosa dire?

Risposta del Papa.

Ti raccomando l’importanza della tua, nostra e preziosa delicata presenza, sempre accompagnato dall’atteggiamento di prossimità e di un sapiente orante silenzio.


3. Come vivere il sacramento della Confessione? Soprattutto verso chi si accosta in occasione del Sacramento dei figli? Ci sono sempre tempi lunghi e al momento magari non sanno neppure cosa dire?

Risposta del Papa.

L’importante è il perdono. Perdonare e poi ancora perdonare. Non dobbiamo ossessionarli con domande su domande. Non è opportuno fare dogana cioè insistere, insistere e poi ancora indagare. Da quel momento è nato un racconto nel quale il Papa ha voluto sentire l’esperienza “feriale” di noi tutti. Due ore di ascolto. Dalle 15 alle 17. Un prete ambrosiano di norma come vive il suo tempo? Voleva ascoltare e possibilmente trovare una traccia per l’apostolato.

Mi sembrava di rivivere la stessa scena di una precedente udienza alcuni anni prima in piazza S. Pietro, alla quale anch’io ero presente. C’era una mamma molto preoccupata, in paziente fila accanto a me, con la giovane figlia dagli atteggiamenti molto scomposti. Irrequieta. Quando il Papa si è fermato davanti a questa bambina le ha detto: “Ciao cara. Stai tranquilla. Io adesso ho tempo per te” Avevamo tutti le lacrime agli occhi. Un Papa che ha tempo per me. Grande. Notevole gesto. Anch’io mi sono chiesto: “Ma anch’io ho tempo per la mia gente? Ho invece sempre fretta? Troppa fretta?” L’incontro del luglio 2023 si era poi concluso con la benedizione papale su di noi con alle spalle il grande quadro della “Madonna che scioglie i nodi”.


Il Papa ha chiesto una Ave Maria per il suo apostolato e a noi il dono di una nostra benedizione su di Lui. Una fresca bibita e il dono di una corona del rosario con l’omaggio di una esperienza di un profugo si chiudeva questa “grazia”


Tante persone potrebbero raccontare una loro testimonianza, personale, bella, edificante. Anche ai nostri giorni. I santi diciamo non li vediamo, ma loro ci vedono, ci parlano, ci aiutano. E forse ci è capitato di incontrarli “de visu”.       

         

Don Aurelio