In preparazione alla festa di Tutti i Santi e alla Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti
Papa Benedetto XVI scrisse nel libro Gesù di Nazaret:
«L’espressione “vita eterna” non significa la vita che viene dopo la morte, mentre la vita attuale è appunto passeggera e non vita eterna. “Vita eterna” significa la vita stessa, la vita vera, che può essere vissuta anche nel tempo e che poi non viene più contestata dalla morte fisica. È ciò che interessa: abbracciare già fin d’ora “la vita”, la vita vera, che non può più essere distrutta da niente e da nessuno. I primi cristiani sono semplicemente chiamati “i viventi”. Essi avevano trovato ciò che tutti cercano: la vita stessa, la vita piena e perciò indistruttibile.» (Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione)
Gesù nei vangeli parla di vita eterna con verbi al presente: «Chi crede ha la vita eterna» (Gv3,16), «Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv6,54). Per cui “vita eterna” non è un premio che riceveremo nel futuro, ma già fin d’ora (fin dal giorno del Battesimo) è un DONO che TRASFORMA GIÁ ORA la vita presente, e che giungerà alla sua pienezza quando la nostra vita sarà compiuta.
«In verità in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e creda a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.» (Gv5,24) Chi impara a lasciarsi trasformare, fin nella sua vita quotidiana, fino ad esprimere con i suoi gesti i gesti d’affetto di perdono e di cura del Signore Gesù verso i più piccoli e bisognosi, è passato dalla morte alla vita: è passato, e non “passerà”, la risurrezione è già fin d’ora ogni volta che viviamo gesti secondo il vangelo. La risurrezione non è solo un dono per il futuro (dopo che saremo morti…) ma è un DONO (ricevuto fin dal giorno del Battesimo) che opera in noi e ci TRASFORMA secondo il Signore Gesù. Ci trasforma per quanto noi vogliamo farci trasformare: il Signore NON forza mai la nostra libertà. Il DONO agisce quanto più è accolto dalla nostra vita.
Siamo già risorti (sebbene ne viviamo solo un anticipo), siamo già salvati: il cristiano non vive nell’attesa “di andare in cielo” ma è consapevole di essere già sulla strada della felicità, della vita eterna! Questo deve donarci serenità e pace interiore. La salvezza non dipende da ciò che facciamo ma se apriamo il cuore per accogliere il dono che Dio ci fa.
Per aprire il cuore alla salvezza che ci viene donata sentiamoci in cammino verso il cielo: ecco la gioia della solennità di Tutti i Santi che vivremo domenica 1 novembre. Nel cammino di fede verso la pienezza della vita eterna non siamo soli a camminare, c’è la fede di tutta la Chiesa che ci sostiene, anche nei momenti per noi più faticosi e l’esempio dei santi, anche quelli famosi, non solo ci sprona a vivere la nostra vita con più coraggio evangelico, ma la loro santità diventa per noi occasione di preghiera (ecco qui il senso della preghiera davanti alle reliquie dei santi) di richiesta di intercessione e questo ci aiuta ad aprire il nostro cuore all’azione della Grazia dello Spirito Santo.
Ed ecco il senso della commemorazione dei fedeli defunti, che vivremo il 2 novembre: sapere che rimaniamo in comunione con tutti loro e possiamo sentirci vicini con loro quanto più siamo vicini al Signore (come lungo i raggi di una ruota, più ti avvicini al centro dei raggi, e tanto più ti avvicini agli altri raggi), possiamo così pregare gli uni per gli altri (“la morte non impedisce al cristiano la possibilità di aiutare e di donare” Ratzinger) e sapere che la Grazia del Signore ci accompagna tutti. Ogni volta che viviamo nell’amore viviamo in Dio; coloro che sono defunti vivono già completamente in Dio.
Don Alberto
© Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.