Una riflessione di don Riccardo sui recenti disordini di piazza

Dire qualcosa sui tanti disordini che caratterizzano le principali città europee non è semplice, ma proprio perché le questioni sono articolate e difficili vale la pena ragionare con chi è disposto. 


I telegiornali e i servizi televisivi focalizzano l’attenzione sul danno economico che, azioni deplorevoli, stanno creando al tessuto economico ormai sempre più precario e logoro proprio all’interno delle città di buona parte dell’Europa. 


I servizi giornalistici si susseguono e la specifica della giovane età degli assalitori e della loro provenienza (dalle periferie) rivelano la questione principale che un coro di uomini e donne politici tengono a precisare: «Non si tratta di una questione sociale». 


Eppure, qualcosa non torna… non può essere così semplice, non è possibile che ragazzi e ragazze così giovani siano solo matti e delinquenti per cause esterne che non siano riconducibili al nostro vivere insieme…. Si apre una questione difficile e articolata che potremmo chiamare: accoglienza di un mondo differente.  Una generazione che non capisce per cosa valga la pena studiare perché sembra utopistico acquistarsi una casa, avere un lavoro dignitoso in un mondo in guerra dove gli ingiusti uccidono altri uomini e se ne fanno vanto: questa è la realtà che non affermiamo mai lasciandoci sopraffare da quella che il Papa chiama “la globalizzazione dell’impotenza” (“noi non possiamo fare nulla in un mondo che va così”).  Accogliere, allora, è accogliere che questo mondo a questa generazione proprio fa schifo, senza giustificare il comportamento violento, ma indagando la sorgente di una tale rabbia.  


La questione, che non si risolve con queste poche righe, pare quindi più articolata e il discorso da bar o da piazza sembra proprio essere fuori luogo perché tutti, sì, condanniamo le devastazioni, i danni economici e materiali ma il grido che si alza dalle periferie ai centri città sempre più disabitati forse necessitano di ascolto. 


Allora, senza fare polemiche e senza essere fraintesi, possiamo dirci apertamente che tutti dovremmo passare da ciò che è più comodo dire, pensare e fare, a mettere in discussione un mondo che dobbiamo costruire insieme a questa generazione. 


Serve trovare il coraggio di cambiare radicalmente la disposizione a sentirci impotenti rispetto a ciò che accade nelle nostre comunità, nelle nostre città… scegliendo di realizzare un futuro possibile perché siamo noi in prima persona a rendere il mondo così come lo stiamo vivendo oggi. 


Potremmo verificare cosa abbiamo sbagliato negli ultimi decenni, dove abbiamo estirpato la speranza che ci rende disperati e rende disperati i più giovani e, soprattutto, rendere concreti quei desideri di studiare, avere un lavoro, una casa e una famiglia che non possono essere intesi come un lusso destinati solamente a qualcuno.  


Tutto questo lo dobbiamo a noi stessi e a loro.  Anziani, adulti e giovani hanno qualcosa da dire e da imparare in questa conversazione, perché insieme possiamo davvero cambiare il mondo certi che non sia solo un’illusione. 


Don Riccardo Borgonovo


© Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.