Riflessione di don Riccardo
Noi sappiamo bene cosa significhi fare festa, organizzare, mettersi in gioco e rendersi disponibili per far sì che tanti possano fare festa. Lo sappiamo bene vista la lunghissima estate che abbiamo appena concluso piena di eventi e giornate faticose, ma sempre con il sorriso sui volti di tanti. Adesso siamo già all’interno delle feste patronali e ben presto ci saranno le feste degli oratori che segneranno l’inizio delle normali attività di comunità.
L’anno oratoriano ha come slogan “Sei nella Festa” che, credo, abbia un duplice significato: in primis la festa nelle nostre comunità è possibile grazie all’accoglienza di Gesù nella nostra vita perché è Lui il fondamento del nostro ritrovarci per poter camminare insieme.
In secondo luogo, ma non per importanza, diventa necessario riconoscerci tutti parte della festa del vivere da cristiani… non sentirci solamente degli organizzatori di feste, eventi (anche molto interessanti), pranzi e cene che certamente aiutano a costruire la comunità ma, nel profondo, siamo chiamati ad altro.
Non è facile sentirsi parte di una festa perché innanzitutto bisogna decidere di esserci, bisogna decidere di partecipare, più o meno attivamente, alla buona riuscita avendo la consapevolezza che la fonte della festa è Gesù stesso.
In un contesto di vita dove il fare festa non sembra essere indicato per via delle tante complicazioni oppure, il fare festa viene vissuto come tempo per non pensare alle complessità della vita… ecco che vogliamo scommettere sul nostro stare insieme, sul conoscersi, sul dialogare e sull’educare tutti sia adulti che giovani.
Mi viene in mente quanto sia difficile per il fratello “fedele”, della parabola evangelica, entrare nella sala della festa dopo che il figlio perduto sia rincasato nella casa del padre misericordioso!
La festa di Gesù è per tutti.
Anche per tutti coloro che non desiderano più ritrovarsi perché amareggiati, forse, da quella comunità che dovrebbe essere casa…, non è facile e non dobbiamo idealizzare spazi e relazioni.
Sedersi allo stesso tavolo e collaborare evangelicamente è ciò che auspichiamo di fare e qualche volta sarà lampante, altre volte un po’ più di difficile intuizione ma nel profondo del nostro cuore c’è la consapevolezza che non si opera per noi stessi ma per testimoniare il Vangelo di salvezza.
I cammini inizieranno, come di consueto, ad ottobre e una nuova organizzazione è in fase di costruzione per rendere sempre più comunitario l’impegno a testimoniare che vivere da cristiani ne vale la pena. Non è “affare” solo del prete testimoniare la fede, ma è incarico di tutti i battezzati che, con cammini differenti e storie differenti, hanno a cuore il mettersi in gioco per far sì che la festa non finisca mai.
Concludo con un richiamo reciproco alla testimonianza evangelica soprattutto a noi adulti che siamo gli “osservati” per eccellenza da chi è più giovane e non solo nello spazio degli oratori, ma anche nelle palestre, sui campi da calcio, in strada, al bar, in chiesa e ovunque ciascuno di noi abiti. Vigiliamo sempre sulle intenzioni di ciò che la comunità desidera vivere: l’attore principale è il Signore? Utilizziamo le strutture per far sì che le persone possano incontrarsi e testimoniarsi il Signore Risorto? Oppure vogliamo luoghi pieni di persone per non dare una certa impressione?
Stiamo costruendo insieme il presente e il futuro di una Chiesa che deve sempre accorgersi della presenza di Gesù e testimoniarla….
Continuando a fare questo la Festa sarà inevitabilmente una grande Festa che vorremmo non finisse mai nonostante lo sconforto che talvolta possiamo sperimentare.
Buon inizio e buona festa a tutti!