Il Papà di don Alberto è morto il 4 luglio

Scrivo queste righe all’indomani del funerale di papà. Le scrivo per ringraziare, a nome mio e delle mie sorelle Monica e Francesca e familiari, tutta la nostra Comunità San Paolo della Serenza per la preghiera, la vicinanza, l’aiuto che in questi quattro anni, in cui papà ha abitato con me, abbiamo ricevuto.
Ho in mente tanti aiuti: da quelli infermieristici (ringrazio Piero e Roberta, Francesco e Anna per la fisioterapia) e sanitari (ringrazio Bruna e l’Associazione Cassani), il dottor Iofrida per la sua vicinanza. Ringrazio i fondamentali aiuti dei badanti che si sono presi cura di papà: innanzitutto Jun Jun Vipinosa che ha accompagnato papà in questi quattro anni, le cui cure e attenzioni sono state apprezzate in tante famiglie della nostra Comunità, Cris infermiere (che ora è tornato dalla sua famiglia in Norvegia) che è stato aiuto professionale e insostituibile nei nove mesi di infermità grave di papà, e anche Katerina che ha affiancato Cris negli ultimi giorni di papà.
Ringrazio anche coloro che con pazienza hanno accompagnato papà tra Figino e Brugherio (Franco e Lorenzo).
Ringrazio chi si è reso disponibile a fargli compagnia (Rosi e Bruna), e chi lo ha accompagnato al bar (Roberto, Franco e Piero).
Ringrazio tutti coloro che lavorano e sono volontari nella casa parrocchiale: tanto bene ha fatto a papà anche solo un semplice saluto, un sorriso, una carezza, uno scambio di parole con chi venendo in casa passava a salutarlo in camera: ringrazio di cuore Nadia, non solo per i pranzi preparati a tutti noi e anche a papà, ma per essere persona che sa ascoltare e dire le parole giuste (ricordo le discussioni con papà e don Materno insieme a tavola). L’esperienza del condividere nella quotidianità brevi scambi di battute, considerazioni ci fa voler bene le persone che sono vicino a noi, e quando queste non ci sono più un senso di vuoto avvolge quegli stessi luoghi.
Ringrazio anche tutti coloro che mi hanno aiutato a “contenere” papà quando con il suo deambulatore girava intorno alla casa parrocchiale, e qualche volta mi è capitato di andare a cercarlo… trovandolo a fare la spesa di gorgonzola e mortadella di fegato che tanto piacevano a lui che era diabetico!
Mi rammarico di non essere riuscito ad accompagnarlo al bar tutte le volte che avrebbe voluto, dove faceva volentieri quattro chiacchiere con alcuni amici lì conosciuti: immancabile la sua spremuta di arance e se era mattina, cappuccio e brioche.
Ora papà Sergio è finalmente insieme alla mamma Teresa nella Vita stessa di Dio. La fede nel Signore Gesù morto e risorto sostiene il nostro cammino verso il compimento della nostra umanità: la vita eterna. Ci incontreremo di nuovo personalmente e ci abbracceremo pieni di gioia e di commozione.


don Alberto