L’omelia di Mons. Mario Delpini nella memoria di don Stanislao Zanolli a Novedrate
Durante la Santa Messa celebrata a Novedrate in memoria di don Stanislao Zanolli, l’Arcivescovo Mario Delpini ha proposto una riflessione profonda e provocatoria sul presente e sul futuro della Chiesa.
Partendo da alcune domande dirette, l’Arcivescovo ha delineato le possibili tentazioni della comunità cristiana: una Chiesa affaticata dalle dinamiche interne, scoraggiata dal calo della partecipazione e delle vocazioni, oppure impegnata freneticamente senza riuscire a trasmettere la gioia del Vangelo. Un volto segnato dal malumore, dalla paura o dalla timidezza nel testimoniare la propria identità.
A questa immagine, però, Delpini contrappone con decisione la visione evangelica: la Chiesa che nasce dalla Risurrezione. Una Chiesa che non si costruisce da sé, ma obbedisce al mandato ricevuto: annunciare che Gesù è vivo. È questo il cuore della fede, non un insieme di attività o preoccupazioni, ma una certezza che genera stupore e trasforma la vita.
L’Arcivescovo richiama con forza l’essenzialità dell’annuncio cristiano: “Gesù è risorto”. Le prime testimonianze – le donne, Pietro, Paolo – non avevano altro da dire. Anche oggi, la Chiesa è chiamata a riscoprire questa semplicità, evitando di disperdersi in mille discorsi che rischiano di oscurare l’essenziale.
Un passaggio particolarmente significativo riguarda la distanza tra ciò che si celebra e ciò che si vive: i cristiani cantano “Alleluia”, ma spesso faticano a tradurre questa gioia nella vita quotidiana. La fede, invece, è chiamata a diventare testimonianza concreta, capace di incidere nel modo di pensare, di agire e di guardare al futuro.
Infine, Delpini ha sottolineato il dono centrale della Risurrezione: il perdono dei peccati. Non si tratta solo di un tema spirituale, ma di una realtà che cambia l’esistenza. Il perdono libera dal peso del passato, dai sensi di colpa e dalle situazioni che sembrano senza via d’uscita. In Cristo risorto, ogni persona può ricominciare.
La Chiesa, quindi, è chiamata a essere segno di questa libertà: una comunità che non giudica, ma accoglie; che non condanna, ma offre una vita nuova; che cammina nella storia portando a tutti la speranza del Vangelo.