Don Alberto ha accompagnato don Gioele quando era ragazzo alle medie
COME È NATA LA TUA VOCAZIONE AL SACERDOZIO?
Raccontare la mia storia in poche righe non è semplice, ma ci sono dei punti essenziali che hanno segnato la mia vita e il mio cammino di fede, portandomi fino a qui. Sono don Gioele Bergamini ho 26 anni e sono originario della periferia nord ovest di Milano, sono ormai prossimo all’ordinazione presbiterale che riceverò il 13 giugno in Duomo a Milano.
Sono nato in una famiglia come tante, legata alla parrocchia e, fin da piccolo, ho vissuto la quotidianità della comunità cristiana, vivendo l’oratorio e le sue tante proposte. Proprio negli anni del catechismo e delle scuole medie sono rimasto affascinato dal vedere attorno a me preti felici di essere preti. La loro gioia, la loro voglia di stare in mezzo alla gente e ai giovani, hanno fatto nascere in me il desiderio di diventare prete.
Con un po’ di coraggio ho confidato quel desiderio al mio coadiutore, da lì è iniziato un cammino che mi ha portato in Seminario dove ho iniziato a frequentare i cammini vocazionali proposti dalla Diocesi (e ho conosciuto un certo don Alberto Colombo… non so se lo conoscete). Quel cammino mi ha permesso di scoprire davvero la bellezza di essere amico di Gesù e solo dentro quell’amicizia di prendere sul serio quel desiderio che avevo.
Così, trascorsi un po’ di anni, dopo la maturità sono entrato in Seminario, senza aver tutto chiaro, senza aver già deciso di fare il prete, ma pieno di domande e con il desiderio di capire davvero a cosa il Signore mi stava chiamando.
In questi sette anni in Seminario il cammino spiritale e formativo, insieme all’esperienza nelle parrocchie, mi ha fatto comprendere davvero che la mia vita si compie se è vissuta nell’amore e che la forma in cui voglio dire il mio sì al Signore è quella del dono totale a Lui e alla Chiesa, nel sacerdozio.
CHE CONSIGLI DAI AI GIOVANI PER CERCARE CIASCUNO LA PROPRIA VOCAZIONE?
Ai giovani che sono in cammino potrei dare tanti consigli, ma ci sono due cose che penso siano fondamentali nel cammino di discernimento vocazionale: prima di tutto la capacità di lasciarsi stupire, il Signore ci incontra nella nostra vita, nella nostra quotidianità, anche la dove noi non ci aspetteremmo. Lasciarsi stupire, allora, è un primo segreto per intuire l’azione di Dio nella nostra vita.
Un secondo consiglio che posso dare è quello di lasciarsi accompagnare, non camminare da soli. Abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che ci aiuti ad avere uno sguardo oggettivo sulla nostra vita, su quelle che sono le nostre intuizioni, così potremo scoprire davvero quale dono grande il Signore ci sta facendo.