Una riflessione di don Riccardo in occasione della 44ª Festa dello Sport.

“Anche quest’anno ho giocato, ho portato a casa risultati…; anche quest’anno nella mia squadra ho dato il mio contributo ma non abbiamo brillato particolarmente…”, ciascuno può tirare le fila di un anno di attività sportiva e trarre delle conclusioni. Sarebbe, forse, più interessante e più utile formulare delle domande: come ho giocato quest’anno? Per chi sono scesa/o in campo? Quale maturità ho raggiunto rispetto allo scorso campionato? E la mia squadra? Come siamo cresciuti insieme? In cosa dovremmo davvero impegnarci di più per essere un gruppo più unito? Cosa mi è piaciuto di più? E cosa mi ha generato dispiacere?

E io che ho allenato? Come mi sento? Per quale motivo ho continuato a correre dal lavoro, dall’università e dalla scuola per essere puntuale sul campo? Cosa mi pare di aver testimoniato umanamente, ancor prima delle competenze di gioco? Cosa ho imparato da una generazione che spesso, a detta di molti, non ha molto da dire agli adulti?

E io che, da genitore, ho seguito mio figlio/mia figlia, cosa ho notato? Che testimonianza ho offerto ai ragazzi, agli altri genitori e agli avversari? Guardando mio figlio/mia figlia che cosa penso sia importante per lui/lei?

Wow, domande che aprono a grandi ragionamenti che, apparentemente, non ci azzeccano nulla con lo sport…, ma possiamo tranquillamente dire che eluderle significherebbe privare di senso anche la dimensione dello sport che impegna tante persone.

Qualcuno dice che: “a furia di non pensarci… alla fine ci si riesce!”

Perciò, teniamo aperte tutte queste domande perché i risultati contano certamente, ma conta molto di più formare donne e uomini attraverso lo sport, donne e uomini che si accorgono delle storie diverse che popolano lo spogliatoio, i campi e il mondo intero, donne e uomini che comprendono che anche le parole hanno un peso, soprattutto quando a pronunciarle sono allenatori, dirigenti e genitori, compagni e compagne di squadra!

Questo diventa il tempo in cui far nascere le domande, non tanto tirare le conclusioni pensando già a quanti appuntamenti ci saranno durante l’estate e alla ripresa di settembre.

Mi permetto di suggerire di prendersi del tempo per guardare a ciò che dona senso a tutto ciò che facciamo, a ripensare (magari) a come costruire i gruppi squadre del prossimo anno, a come non mortificare chi “non rientra più nei piani” di chi ha il potere decisionale su ragazzini e ragazzine troppo giovani per essere allontanati/e dai propri amici e dalle proprie amiche.

Tante volte ritornare sui propri passi e sulle decisioni è segno di cura e di finezza umana che non è programmabile come si programma un torneo o come si programma qualcosa direttamente da una App. Così tutto riacquista senso, slancio e desiderio di darsi da fare, perché l’orizzonte comune diventa sempre più chiaro e desiderabile dai più.

Ringrazio personalmente chi si impegna costantemente e chi cura l’educazione di tanti ragazzi e ragazze che sono il presente e il futuro di un’umanità che domanda il senso costantemente anche se a noi non sembra.

Buono sport a tutti e buona festa!


don Riccardo



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