Dopo aver fatto parte della Diaconia e del Consiglio Pastorale

Ci parli di questo
progetto sociale.

É un progetto che sto realizzando nella Repubblica Democratica del Congo che è uno Stato grande circa 8 volte l’Italia, con una popolazione di almeno 150 milioni di abitanti, un PIL pro-capite di $ 499 (in Italia siamo oltre $ 35.000…); si basa su 3 pilastri: energia elettrica, acqua potabile mineralizzata e creare lavoro tramite percorsi formativi organizzati da noi.


Per poter fare tutto questo ho creato una società di diritto congolese che nello statuto e nel codice etico mette al centro lo sviluppo sociale.


Per l’energia elettrica utilizzo una sorgente rinnovabile etica, ovvero una turbina di mia concezione che immergo direttamente nei corsi d’acqua (che in Congo sono tantissimi) e produco energia elettrica di prossimità; questo non perturba l’ambiente e mi permette di evitare tutte le infrastrutture tipiche delle centrali idroelettriche convenzionali; questa soluzione, inoltre, mi dà la possibilità di avere centrali più piccole ma dislocate vicino al punto di utilizzo.


Sempre dai fiumi prelevo l’acqua, la potabilizzo e mineralizzo per distribuirla poi nelle case, ospedali, scuole, industrie.


Una cosa importante per la quale ho dovuto “combattere” è quello di garantire un prezzo, sia dell’energia elettrica che dell’acqua potabile, socialmente accettabile, quindi il più basso sul mercato e, tramite un accordo con l’Agenzia governativa per lo sviluppo rurale, che per le famiglie più bisognose sia questa Agenzia che si occupi di pagare le utenze.


Infine, ho ottenuto che i vari Governatori organizzino delle cooperative sociali dove assumono personale locale che verrà formato dalla mia società; queste persone, poi, si occuperanno della gestione degli impianti e la mia società paga queste cooperative; inoltre, avendo una professionalità nuova (elettricisti, idraulici, elettromeccanici, chimici), queste persone saranno al servizio delle comunità per soddisfare i nuovi bisogni come, ad esempio, impianti elettrici, impianti idrici domestici e/o industriali. In altre parole, oltre ad avere un lavoro garantito dalla mia società e, di conseguenza, uno stipendio, posso utilizzare le loro competenze per avere ulteriore lavoro e generarne altro.


Questi elementi favoriscono uno sviluppo sociale e un nuovo benessere etico ed armonioso nel rispetto della cultura locale, promuovono nuove forme di lavoro anche attraverso la creazione di idee imprenditoriali come, ad esempio, la trasformazione alimentare perché non avendo energia elettrica vi sono pochissimi molini, non esiste il ciclo del freddo in quanto non ci sono frigoriferi e, men che meno, congelatori; anche in questo caso ci prenderemo cura della formazione e di accompagnarli in questo percorso.


Com'è nata l'idea di questo progetto?

Circa quattro anni fa sono stato contattato da un gruppo di persone che si interessavano dell’Africa; abbiamo parlato a lungo del Congo, delle sue necessità; mi hanno convinto e sono partito la prima volta nell’aprile del 2022…ho potuto riscontrare che quanto mi era stato raccontato era vero e sono susseguiti una serie di viaggi in questi anni per poter finalizzare il tutto con Ministri e Governatori…Abbiamo realizzato un prima centrale, da lì in poi il percorso non è stato semplicissimo, ma con questo ultimo viaggio ho gli accordi firmati e finalmente si parte in modo definitivo in due Provincie, che poi sono le nostre regioni…la cosa che mi fa piacere è che le due Provincie sono il Lomami che è la più povera del Congo (e questo è tutto dire), mentre la Provincia del Sud Ubangi è messa solo un pochino meglio…insomma, ho cercato di partire dagli ultimi.


Sei arrivato nella nostra Comunità 5 anni fa e tra poco ti trasferirai. Cosa ti ha lasciato la nostra Comunità?

Ecco, questo è il grande punto dolente: mi avete accolto nel momento più difficile della mia vita senza pregiudizi, mi avete aiutato a ri-aprire il cuore, ritrovare fiducia e un nuovo equilibrio; il tutto con semplicità, gentilezza e sensibilità; l’aver servito la Comunità e far parte della diaconia è stato fondamentale in questo percorso perché mi ha fatto sentire accolto, di nuovo amato, di far parte di una famiglia. Mi dispiace profondamente di non essere stato capace di trasmettervi la gioia del percorso che ho fatto e mi scuso con ciascuno di voi. Ora devo lasciare, con grande dolore, questa famiglia per abbracciare una nuova famiglia di 150 milioni di persone. Quello che posso garantire è che pregherò sempre per la Comunità, per la diaconia e, quando mi sarà possibile, cercherò di ritornare nei pochi week-end in cui non sarò in Congo per potervi riabbracciare.


Don Alberto