Quanto tempo dedichiamo alla preghiera comunitaria per la pace?
Quanto tempo dedichiamo alla preghiera comunitaria per la pace?
Risposta alla domanda di una mamma
Caro papa Leone XIV,Le scrivo di seguito una breve riflessione sul bisogno di pace che abbiamo tutti in questo momento storico. Che ne sarà dei sogni dei bambini se scoppia una guerra mondiale? Che ne sarà dei sacrifici dei loro genitori per comprare una casa, farli studiare e risparmiare per il loro futuro? Paolo vorrebbe diventare un dottore, per imparare a curare chi sta male; Manuela ama gli animali alla follia e le piacerebbe essere un giorno una veterinaria. Gabriele desidera spegnere gli incendi da grande e Valeria, invece, infiammare i cuori dei bambini scrivendo per loro storie di fantasia.Che ne sarà dei sogni dei bambini se le bombe distruggeranno le loro case? Se i genitori, gli amici, e forse loro stessi moriranno senza neanche avere il tempo di rendersene conto? Se un bel mattino il governante di un Paese si sveglia col desiderio di conquistare una terra non sua e sottometterne gli abitanti, che ne sarà del futuro della gente? Di chi ha progettato di girare il mondo e ancora non parte, di chi aspetta un figlio, di chi sta per sposarsi... che ne sarà di tutta questa umanità? La pace è un diritto fondamentale, perché lo abbiamo dimenticato?Zaira Mainella
LA RISPOSTA DEL PAPA
Cara Zaira,
Il suo è un grido che arriva al cuore di Dio. E Dio ci raggiunge sempre nei luoghi anche più difficili e tragici dove noi stiamo. Questa è la nostra fede e la nostra speranza che non viene meno nemmeno nelle realtà più drammatiche. Possiamo avere momenti di smarrimento, di spaesamento, ma anche in quegli spazi dell’anima e dei territori, Dio — che è amore — non ci abbandona mai. Non dobbiamo mai dimenticarlo e dobbiamo testimoniarlo a tutti, a cominciare dalla famiglia in cui viviamo.
Questo non significa rimanere immobili o inerti. Al contrario, il fuoco dell’amore di Dio, attraverso l’incontro con Gesù Cristo vivo nell’Eucaristia, ci richiama continuamente ad agire per il bene e per l’unità della famiglia umana.
Come ho detto nel primo incontro con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (16 maggio 2025), la pace nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — è anzitutto un dono, il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). «Essa è però un dono attivo — dicevo in quell’occasione —, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su se stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».
In questo senso evidenziavo il contributo fondamentale delle religioni per favorire con il dialogo contesti di pace. Certo, per rispondere alla sua domanda, la situazione appare talora priva di vie d’uscita con i rischi conseguenti di aggravamento, ma è per questo che siamo chiamati tutti con urgenza a compiere quella purificazione del cuore per costruire relazioni di pace. Per questa ragione dobbiamo rafforzare la nostra preghiera al Dio della pace. Quanto tempo dedichiamo alla preghiera comunitaria e anche personale per invocare ogni giorno la pace?
Contemporaneamente insistiamo per il dialogo ad ogni livello, per promuovere una vera cultura dell’incontro e non dello scontro, e anche della limitazione del potere, come chiedeva sempre il mio amato predecessore papa Francesco. La sfida è saper coniugare la preghiera con i gesti coraggiosi necessari e con la pazienza faticosa dei piccoli passi. La guerra non avrà il sopravvento. E i bambini hanno il diritto a una pace autentica, giusta e durevole. Aiutiamoci nel cammino comune in questo Giubileo fondato sulla speranza che non delude. Grazie Zaira per la sua riflessione. Benedico Lei e la Sua famiglia!



