Non è solo una questione di parole

Abbiamo iniziato il periodo liturgico dell’Avvento e, nonostante non sia il primo Avvento che viviamo nella nostra vita, sorge una domanda:

Attendere e aspettare hanno lo stesso significato?

La differenza tra i due verbi non è poi così secondaria: “Attendere” significa “rivolgere l’animo verso…”, “Aspettare” significa “guardare verso”. Potremmo dire che chi aspetta si pone in modalità difensiva, come chi scruta l’orizzonte da lontano aspettando che succeda qualcosa (di norma di negativo: come una minaccia che sopraggiunge). Lo si legge a chiare lettere nel vangelo di Luca: «Che cosa dobbiamo fare?» è la domanda che i discepoli rivolgono a Giovanni il Battista. Non si può mai rimanere indifferenti, non ci si può illudere di non prendere posizione nella vita perché, anche rifiutando a mettersi in gioco, significa che abbiamo già preso posizione. Questo è ciò che i discepoli di Giovanni il Battista intuiscono maggiormente. Dobbiamo riconoscere che nel recente passato non abbiamo fatto molta attenzione all’aspetto chiave della nostra esistenza, abbiamo trascurato che adulti e figli si diventa decidendolo, perché questo passaggio non avviene naturalmente. Secondo natura noi nasciamo, mangiamo, ci riproduciamo, invecchiamo e moriamo; ma noi non siamo chiamati solo a questo! 

Cosa dice a me, nella quotidianità, l’Avvento?

La risposta corretta la sappiamo: “Attendiamo il Signore Gesù che nasce” (risposta corretta!) ma questo “Attendere” come caratterizza il mio alzarmi la mattina, uscire di casa, studiare, allenarmi, stare in famiglia, con gli amici, con i figli, al lavoro…?
Forse, quello che ci viene chiesto è vivere queste settimane cercando di fare verità dentro di noi e fuori di noi. Ciascuno, per come può, si senta invitato a guardarsi dentro e ad analizzare la sua vita: come sto studiando? Cosa attira di più la mia attenzione? In cosa mi sto concentrando di più? Che cambiamento sto vivendo? Sono bloccato/a da qualcosa? Dove riesco meglio? Dove sto facendo più fatica? Magari, qualcuno mi sta invitando a fare qualcosa di nuovo e io non me ne sto neppure accorgendo…! 
Infine, ciascuno è liberissimo di prendere parola ed esprimere i giudizi circa ogni aspetto della vita e del tempo storico che viviamo. Certo, è una bella fortuna avere la possibilità di esprimersi liberamente e porre in discussione tutto ciò che desideriamo! Mi permetto di dire, però, che ciascuno si senta invitato a rileggere con verità il nostro contesto storico attraverso il nostro personale punto di osservazione: perché, come recita l’adagio, “il medico che fa la giusta diagnosi già sta curando”: cosa vedo da ragazza, ragazzo, adulto, sposato, single, prete, diacono, battezzato, non battezzato… del contesto dove vivo? Che giudizio esprimo circa quello che vedo, che ascolto? Cosa vedo di positivo nella società attuale? Cosa affermo degli adulti/dei più grandi, dei giovani…? Noi adulti che rilettura diamo del nostro periodo storico? Guardando ai ragazzi cosa diciamo…?
Il percorso iniziato non sarà semplice ma è un percorso che insieme vivremo, con chi sarà disposto. Questo tempo potrà essere una svolta positiva per tanti di noi o potrà essere un cammino difficile da portare avanti, quello che conta è che ciascuno si senta chiamato a rispondere a Gesù che chiama. “Innalzate nei cieli lo sguardo, la salvezza di Dio è vicina…” che non sia solo il motivetto avventizio che ci rimane nell’orecchio, ma l’invito a camminare per davvero mettendoci in discussione.
Buon cammino di Avvento e buona preghiera a tutti!

don Riccardo

 

Esci Home