Vicino ai Cristiani della Terra Santa
Vicino ai Cristiani della Terra Santa
Con la presenza tra noi nel Triduo di Padre Ibrahim Alsabagh
Ogni anno la Settimana Santa (o anche detta Autentica per gli ambrosiani) il nostro sguardo e il nostro cuore tornano alla Terra in cui Il Figlio di Dio si è fatto uomo.
Quest’anno la nostra Comunità Pastorale ha la gioia di accogliere padre Ibrahim Alsabagh, che – come ricorderemo – è un frate cappuccino che è stato parroco ad Aleppo per diversi anni durante la guerra, poi è stato parroco a Nazareth ed ora è a Roma per studio e fa parte della Custodia di Terra Santa. È già venuto nella nostra Comunità, ma ora ci porterà la testimonianza di questi anni di guerra per le comunità cristiane del Medio Oriente. Il nuovo Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo così descrive questo periodo:
“la guerra ha portato morte, distruzione e paura, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, in Israele, in Libano e in Siria. Alla sofferenza provocata dal conflitto si è aggiunta la lunga assenza dei pellegrini, che ha aggravato una già profonda crisi economica e occupazionale. Molte famiglie cristiane, che traevano sostentamento dai Luoghi Santi e dalle attività connesse ai pellegrinaggi, si trovano oggi in grande difficoltà. Abbiamo appena concluso l’Anno Giubilare della Speranza e la speranza stessa appare ferita: a Betlemme, a Gerusalemme, nel Nord di Israele, così come nelle comunità cristiane del Libano e della Siria. La mancanza di sicurezza e di lavoro rende sempre più difficile sostenere le famiglie e, ancor più, immaginare un futuro per i giovani e per le nuove generazioni.”
Nell’omelia a Nazaret nel giorno dell’Annunciazione (25 marzo scorso), il card. Pizzaballa ha posto una domanda, molto vera e provocatoria:
“Come possiamo ripetere che nulla è impossibile a Dio quando i missili squarciano il silenzio della notte, quando tutto attorno a noi parla di morte e le nostre comunità sono tentate dall’emigrazione?”. La risposta, l’unica possibile, ha ricordato il cardinale, “ce la dà Maria. La sua gioia non è l’allegria spensierata di chi ignora il dolore. La gioia di Maria è la gioia profonda, radicata, di chi, anche nel buio più fitto, decide di fidarsi di Dio. Il suo ‘sì’ non viene pronunciato in un giardino fiorito, ma nel cuore di un mondo lacerato come il nostro”. Il ‘sì’ di Maria per la Chiesa “significa saper leggere nei segni dei tempi, anche quelli più drammatici, la chiamata a una conversione più profonda. Significa anche avere il coraggio di non chiudere il nostro cuore alla sfiducia, e continuare a credere nella possibilità di incontro con tutti in una terra devastata da così tanta violenza e divisioni”.
Da qui la conclusione: “La realtà non è fatta solo di male. In questa realtà, in mezzo alle macerie, c’è ancora la presenza di Dio. Ci sono madri che sperano, padri che lavorano, bambini che giocano, anziani che pregano. Ci sono cristiani che scelgono di restare, di amare, di perdonare. È lì che incontriamo Dio. Ecco la nostra missione: essere coloro che, nel buio della guerra, sanno vedere i germogli della presenza di Dio. Essere operatori di pace non con dichiarazioni astratte, ma con la concretezza quotidiana di chi, come Maria, accetta di portare il mondo nel proprio grembo – con tutte le sue contraddizioni, i suoi dolori e le sue bellezze – e di soffrirlo, per trasformarlo dall’interno con la sola forza dell’amore”.
Cari amici, in attesa di essere pellegrini con tutta la Comunità Pastorale in Terra Santa, buona Settimana Autentica!



