La fraternità universale come strada per curare l’odio e generare pace

Quando si desidera la pace è importante guardare i motivi per cui si è generata una guerra e riconoscere le proprie responsabilità, qualora ci siano state ingiustizie che non sono state sanate, altrimenti il risentimento e l’odio continueranno a covare fino a generare altra violenza.
C’è una pagina della storia del nostro paese, poco conosciuta, nella quale dobbiamo noi italiani chiedere perdono. Ricorre proprio in questi giorni l’85° triste anniversario. In Etiopia, nel 1937 nel monastero di Debré Libanòs, siamo stati responsabili del più grande massacro di religiosi e fedeli cristiani mai avvenuto in Africa: circa 2000 vittime, monaci preti e pellegrini ortodossi. Fu una rappresaglia tra il 21 e il 29 maggio delle truppe fasciste, comandate dal generale Pietro Maletti, dietro un preciso ordine del Viceré Rodolfo Graziani come ritorsione per un attentato subito a febbraio in cui il Viceré ritenne i monaci collusi. Su YouTube si può trovare il documentario di TV2000 (titolo: Docu-Film: “Debre Libanos”). Quanto sangue e quanto dolore seminato anche da noi italiani! Chiediamo perdono!
Oggi, 15 maggio a Roma, papa Francesco proclamerà santi 10 beati, tra cui Charles de Foucault. Nacque in Francia, a Strasburgo nel 1858, fece il soldato e poi l’esploratore nel Sahara. Quando si convertì al cristianesimo, e decise di diventare sacerdote, fece un pellegrinaggio anche a Milano il 28 agosto del 1900 proprio nel giorno di S. Agostino (luogo della conversione e battesimo del grande Padre della Chiesa, che era di origine algerina). Fratel Charles si innamorò profondamente del Signore, così scrisse in un suo diario: “Ho perduto il cuore per questo GESÚ di Nazaret crocifisso 1900 anni fa e passo la vita a cercare di imitarlo per quanto possa la mia debolezza.”
Decise di vivere la sua missione sacerdotale portando la presenza del Signore Gesù nei luoghi più dispersi e lontani, nel cuore del Sahara, in un villaggio dell’Algeria: Tamanrasset. Così scrisse: “Si tratta della evangelizzazione non per mezzo della parola, bensì per mezzo della presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità – una carità fraterna e universale, che condivide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi povero, qualsiasi ospite, qualsiasi sconosciuto che si presentasse, e che accoglie ogni essere umano come fratello amatissimo.” E in un altro passo scrisse: “Io voglio abituare tutti gli abitanti cristiani, musulmani, ebrei e idolatri a considerarmi come il loro fratello, il fratello universale.” Vorrei pregare il nuovo santo Charles perché possiamo sempre più imparare a considerarci fratelli di tutti gli uomini: di qualsiasi cultura, religione o nazione siano. È per questo che siamo ben contenti di accogliere e dare una mano ai profughi ucraini e speriamo presto anche di una famiglia afghana. Questo seme del Vangelo, che il santo Charles ha testimoniato con la sua vita, possa crescere sempre più portando frutti di pace nel mondo.

Don Alberto

 
Esci Home