Riflessione di Madre Maria Grazia Girolimetto, Madre Badessa del Monastero dell’Isola di San Giulio

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Questa è la domanda posta da Giovanni Battista, e con questa domanda vogliamo iniziare anche noi questo tempo liturgico. Interroghiamo il nostro cuore, interroghiamo il nostro desiderio e chiediamoci in verità se desideriamo che l’incontro con il Signore trasformi la nostra vita.

Come prepariamo questo incontro? Come riempiamo questo tempo? Il tempo di Avvento non è un tempo di passaggio, o semplicemente – come tante volte possiamo pensare – un tempo di preparazione ad una grande festa. Il tempo di Avvento è tempo propizio per interrogare le nostre attese e le nostre speranze, è il tempo per verificare se il nostro oggi è vivificato dall’attesa del Signore o banalizzato dalle attese e speranze mondane. 

L’avvento è il tempo in cui siamo chiamati a verificare la nostra vigilanza. Il Signore è sempre come un mendicante alla porta del nostro cuore: bussa per essere accolto, non entra violentemente, non è uno “scassinatore” delle porte del cuore, ma bussa con delicatezza e chiede il permesso, e noi dobbiamo essere attenti e pronti ad accoglierlo. 

Che cosa aspettiamo? La società in cui viviamo è fatta di miseri desideri e di povere attese. Questo tempo ci viene offerto dalla Chiesa come tempo propizio per ritrovare la via dei grandi desideri, la via delle attese che non passano. I grandi desideri non sono quelli di prestigio e di successo, ma il grande desiderio che dobbiamo avere nel cuore è quello della santità, della comunione con Dio e con i fratelli. Quando dalla vita attendiamo solo ciò che è immediato facciamo poi esperienza della delusione, del vuoto, della tristezza. Invece, ci è donato di sperimentare con stupore che più desideriamo Dio e lo attendiamo, più ci è dato di gustare la vita in ogni istante e in ogni dettaglio, e questo in ogni frangente, anche in quelli più dolorosi e faticosi. L’attesa di Dio riempie il tempo, l’attesa di Dio può riempire la nostra vita e trasformarla. E mentre le nostre parole tante volte sono mute e incerte, la Parola di Dio, soprattutto in questo tempo di Avvento – e la liturgia ne è maestra – annunzia e celebra la speranza. 

«Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» ci ripete l’apostolo Paolo. Coltiviamo la letizia cristiana, coltiviamo di più la speranza cristiana, la perseveranza nella preghiera, la vigilanza e la sobrietà – che devono essere un po’ le caratteristiche dello stile di vita – la semplicità e la limpidezza nelle relazioni fraterne. 

Quale è il motivo per cui ci ritroviamo tristi e non siamo gioiosi? Quale è il motivo per cui non abbiamo fiducia e speranza e guardiamo al passato, al presente e al futuro con pesantezza? Forse perché Dio è ancora troppo assente nella nostra vita, perché c’è ancora qualcosa di noi che non gli appartiene. Il nostro male è l’assenza di Dio mettendo noi stessi al centro di tutto.

Dio è invece il grande alleato della nostra vita, l’alleato della nostra gioia, ma a volte abbiamo paura di Lui, perché temiamo che lasciandogli troppo spazio possa toglierci qualcosa; allora tratteniamo qualcosa per noi, perché abbiamo paura che donandoglielo ci tolga parte della felicità che cerchiamo. 

Questo tempo difficile per tutta l’umanità, che porta i segni profondi delle ferite, facciamolo diventare soprattutto un tempo di preghiera, di preghiera perseverante, con l’impegno a esercitare le virtù teologali della fede, della speranza e della carità. 

Ci sia modello la Vergine Maria, l’icona purissima dell’Avvento che ha vissuto di fede, di speranza e di carità e ha custodito tutto nel suo cuore come in uno scrigno prezioso, e impariamo da lei a custodire gioia e dolore, fatiche ed entusiasmi.

È tutta la nostra vita sia un bel canto di attesa: Maranatha, Vieni Signore Gesù!

M. Maria Grazia Girolimetto osb



 
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