Riflessione di don Giacomo a conclusione della settimana dell'Educazione

Conclusa la Settimana dell’educazione, culminata  con la celebrazione solenne in onore di san Giovanni Bosco. Obiettivo di questa settimana dell’anno è ancora una volta quello di arrivare a comprendere sempre di più che Dio ci vuole uomini coscienti della nostra vocazione cristiana, consapevoli della chiamata alla santità. Curare la nostra relazione con Dio ci permette di diventare sempre di nuovo uomini e donne compiuti, completi. Dio, con la sua grazia, divinizza la nostra umanità. A questo proposito lascio subito la parola a un grande santo del secolo scorso, S. Josemarìa Escrivà, che ci istruisce con queste parole tratte da una sua omelia del 6 settembre 1941.

Don Giacomo

«Una certa mentalità laicista e altri modi di pensare che potremmo chiamare “pietisti” coincidono nel non considerare il cristiano come un uomo completo. Per i primi, le esigenze del Vangelo soffocherebbero le qualità umane; per gli altri, la natura decaduta metterebbe in pericolo la purezza della fede. Il risultato è lo stesso: si smarrisce il senso profondo dell’incarnazione di Cristo, si ignora che il Verbo si fece carne, uomo, e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). La mia esperienza di uomo, di cristiano e di sacerdote mi insegna tutto il contrario: non esiste cuore, per quanto avviluppato dal peccato, che non nasconda, come brace tra la cenere, un barlume di nobiltà. Tutte le volte che ho bussato a un cuore, a tu per tu, e con la parola di Cristo, ho avuto sempre risposta. Sulla terra sono molti coloro che non hanno rapporto con Dio; forse sono creature che non hanno avuto l’occasione di ascoltare la parola divina o che l’hanno dimenticata. Ma sovente le loro disposizioni sono umanamente sincere, leali, compassionevoli, oneste. Oso affermare che chi riunisce in sé tali condizioni, non è lontano dall’essere generoso con Dio, perché le virtù umane sono il fondamento delle virtù soprannaturali. È vero che non bastano le condizioni personali: nessuno si salva senza la grazia di Cristo. Ma quando un uomo conserva e coltiva un principio di rettitudine, Dio gli appianerà il cammino; potrà diventare santo, perché sa vivere da galantuomo. […]. Se accettiamo la responsabilità di essere suoi figli, vedremo che Dio ci vuole molto umani. La testa deve arrivare al cielo, ma i piedi devono poggiare saldamente per terra. Il prezzo per vivere da cristiani non è la rinuncia a essere uomini o la rinuncia allo sforzo per acquistare quelle virtù che alcuni posseggono anche senza conoscere Cristo. Il prezzo di ogni cristiano è il sangue redentore di Gesù nostro signore che ci vuole - ripeto - molto umani e molto divini, costanti nell’impegno quotidiano di imitare Lui, perfectus Deus, perfectus homo».
 
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