XXVI Giornata mondiale della “Vita Consacrata”

Mentre i miei occhi guardavano le colline toscane e iniziavo ad assaporare il profumo di casa, ho ricevuto la telefonata di don Alberto che mi invitava a scrivere qualche riga per la giornata dedicata alla Vita Consacrata.

Confesso che al termine della telefonata mi son detta: “Oddio, non sono proprio nelle condizioni di scrivere”.           
Ma la tentazione di sottrarmi all’invito è durata poco perché una volta rientrata in monastero e nella mia cella monastica, ho sentito la gioia di essere ritornata alla mia vita e improvvisamente è affiorato questo pensiero: VITA PIENA, CULMINE DELLA VITA CRISTIANA,  VITA DI SANTITÀ. Penso che sia questo il valore della vita consacrata. Questa  festa si celebra ogni anno nel giorno della Presentazione di Gesù al Tempio. In Oriente viene chiamata “festa dell’incontro” e la liturgia lo esprime benissimo con la bellezza del racconto nel Vangelo di Luca 2,22-32. È un brano che dice molto alle famiglie, ma leggendolo nell’ottica della vita consacrata la bellezza dell’atto di Maria e Giuseppe di presentare  Gesù al Tempio  mi fa pensare alla nostra missione di consacrati: proporre Gesù, far incontrare Gesù alle persone perché, come dirà Simeone, “Gesù è la salvezza potente” per tutti. E mi colpisce proprio la figura del vecchio Simeone, cioè la sua pazienza, una pazienza durata una vita, un’attesa carica di fede che, quasi come ricompensa, non solo gli sarà dato di vedere il Messia ma addirittura di prenderlo fra le braccia. È il centuplo che il Signore promette a chi gli è fedele e si lascia guidare dallo Spirito con cuore aperto. Tutti abbiamo presente  la suggestiva immagine della Basilica di san Pietro, dove si inizia questa celebrazione completamente al buio e rischiarata dalle luci delle candele che via via si accendono a partire da quella sorretta dal Papa e poi da quelle dei tantissimi religiosi/e presenti che in processione raggiungono l’altare. 

Uomini e donne consacrati al Signore  per essere totalmente al servizio degli altri impegnandosi per quanto possibile, a  mettere in pratica le parole dell’apostolo Paolo: “Nessuno vive per se stesso, nessuno  muore per se stesso”. 

La religiosa, il religioso non si appartengono più. 

Siamo totalmente al servizio di Dio e del prossimo in tutto. 

Per me questo è fondamentale nella vita di una consacrata: mettere completamente la propria vita nelle mani di Dio. Non appartenere più a noi stessi, distaccandoci dalla tentazione dell’individualismo e dell’egoismo. 

Questo forse può far paura! 

Ed invece no... è la forza più grande. Per “Vita consacrata” si intende una forma particolare di consacrazione a Dio attraverso i voti pubblici dei consigli evangelici per i quali ci rendiamo liberi e aperti ad accogliere  quanto la volontà di Dio prepara per noi. 

Del resto lo stesso Gesù  è venuto a noi per adempiere la volontà del Padre perché noi avessimo la salvezza. Egli ha dato la sua vita per noi e noi “tentiamo” di dare la nostra vita per gli altri.

 
Esci Home