Editoriale di don Alberto

Grandi cambiamenti in poco più di una settimana: è scoppiata una guerra folle ai confini dell’Europa. Domenica a Cantù è arrivata una famiglia ucraina. Hanno chiesto a noi preti un’accoglienza rapida. È stato trovato un alloggio temporaneo messo a disposizione da una famiglia nella nostra Comunità Pastorale. 

Qualche parente ucraino, fuggito dalla guerra, sta arrivando in Italia per trovare rifugio presso qualche parente. Anche nei nostri paesi ci sono cittadini di origine ucraina.  

Mi ha molto colpito la notizia che un prete che conosco, don Giuseppe Tedesco, che svolge il suo ministero a Busto Arsizio, è andato al confine con l’Ucraina per portare in salvo i bambini che le famiglie della sua parrocchia ospitano regolarmente. 

La Caritas Ambrosiana invita ad aiutare il popolo ucraino (e i profughi che hanno appena passato il confine) con offerte in denaro, perché gli aiuti materiali non si è ancora sicuri che possano arrivare a destinazione. Chiedono anche la disponibilità di alloggi per i profughi che stanno arrivando in Italia. 

Come Comunità ecclesiale e civile potremo dare una bella risposta uniti. Avendo sentito i sindaci di Figino Serenza, Carimate e Novedrate condividiamo il desiderio di poter collaborare insieme. Verificheremo le risorse che abbiamo (tante o poche che siano) e le metteremo a disposizione per aiutare i profughi ucraini (ciò che sarà prezioso è il lavorare insieme, istituzioni civili ed ecclesiali insieme). Anche le ACLI potranno darci una mano. 

Ci troveremo per discutere insieme, con le associazioni e con la presenza dei sindaci e delle amministrazioni comunali: giovedì 10 marzo alle ore 21.15 presso il teatro dell’Oratorio Sacro Cuore di Figino Serenza (occorre il green pass rafforzato). 

E la famiglia afghana? La famiglia che avremmo dovuto ospitare non riesce a partire perché manca qualche passaporto per poter avviare le pratiche. Ed ora non è possibile richiedere il passaporto alle autorità afghane. Con la guerra in Ucraina, mi ha spiegato chi segue queste pratiche (la sig.ra Bulaj), l’attenzione dei media internazionali è distolta dall’Afghanistan e i talebani hanno ripreso i violenti rastrellamenti casa per casa. Molte famiglie sono fuggite tra i monti. Potrebbero arrivare altre due famiglie: una mamma con bambina piccola e un altro nucleo famigliare (mamma, papà con due bimbi piccoli). Teniamo aperta la porta per ospitare i profughi afghani, grazie alla collaborazione di Monika Bulaj che lavora facendo da ponte tra le accoglienze in Italia, i profughi afghani e le ambasciate italiane. La sig. Bulaj, che abita a Trieste, verrà a trovarci domenica 10 aprile (domenica delle palme) alle ore 21.00: ci parlerà della situazione delle famiglie afghane alle quali è stato promesso di essere espatriate ma che non sono ancora potute partire. 

Una famiglia della nostra Comunità Pastorale ha dato disponibilità anche a prendere in affido un bambino ucraino, se ci fosse la necessità. Daremo anche questa disponibilità, attraverso Caritas. Mi commuove sapere che ognuno sta pensando di non restare indifferente, o pensando che tocchi agli altri il compito di darsi da fare, ma di aiutare secondo le proprie possibilità. È questa testimonianza bella e preziosa di una Comunità che apre il cuore.  Grazie.

don Alberto

 
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