In Duomo a Milano la preghiera con le Chiese d’Europa per le vittime delle guerre: la comunità cristiana è chiamata a testimoniare riconciliazione e fraternità.

Mercoledì 4 marzo, nel Duomo di Milano, si è svolto un momento intenso di preghiera in comunione con le Chiese d’Europa per ricordare le vittime di tutte le guerre. Durante la celebrazione, l’Arcivescovo ha rivolto un forte appello alla pace, invitando i fedeli a riscoprire il valore del perdono e della riconciliazione.

Nel suo intervento ha denunciato come, ancora oggi, i potenti del mondo continuino ad alimentare conflitti e violenze, mentre intere popolazioni sono costrette a vivere nella sofferenza, nella paura e nella distruzione. Guerre e tensioni sembrano moltiplicarsi, creando un clima in cui – come ha osservato – «sembra che tutti siano contro tutti».

Di fronte a questo scenario, la comunità cristiana è chiamata a rispondere con la forza della preghiera e della testimonianza. L’Arcivescovo ha ricordato che la pace nasce da cuori riconciliati e che il Vangelo indica una strada diversa da quella dello scontro: seguire Gesù significa non essere contro qualcuno, ma a favore di tutti.

In questa prospettiva, la fraternità universale non è un’utopia irraggiungibile, ma la vera vocazione dell’umanità. È una chiamata che invita a riconoscersi fratelli e sorelle, superando divisioni, rivalità e logiche di potere.

Il pensiero è andato in particolare alle tante vittime innocenti della violenza e della guerra. Per loro la Chiesa continua a pregare con perseveranza, affidando al Signore – vincitore della morte – il desiderio di un mondo riconciliato.

La “catena eucaristica” promossa a livello europeo diventa così un segno concreto di comunione tra le Chiese e un invito rivolto a tutti i fedeli: perseverare nella preghiera, coltivare la compassione e vivere la carità, affinché nei cuori degli uomini possa aprirsi la strada della pace.

Perché, come ha ricordato l’Arcivescovo, l’unica vera speranza per l’umanità rimane il perdono che riconcilia e la pace che salva.

 

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