Un racconto diretto dall’esperienza vissuta al Sinodo della Chiesa Universale nel terzo incontro organizzato dall’Assemblea Sino

Sabato 7 febbraio la dott.ssa Erica Tossani, corresponsabile della Caritas Diocesana, ha condiviso la sua esperienza al Sinodo della Chiesa Universale. Durante i lavori ha svolto il ruolo di facilitatrice: compito delicato che prevedeva la gestione degli interventi di un tavolo composto da dieci o dodici partecipanti, aiutandoli ad ascoltarsi reciprocamente e a trovare punti di convergenza anche partendo da differenze che sembravano inconciliabili.  Si tratta dei celebri venti tavoli rotondi a cui prese parte anche papa Francesco. Il Sinodo Universale si è svolto nell’arco di due anni, 2023 e 2024,  coinvolgendo la Chiesa intera in un cammino di ascolto e discernimento.  Di seguito proponiamo una sintesi dell’intervento offerto da Erica Tossani durante l’incontro.

Il tema che sta a cuore è la trasformazione sinodale della Chiesa come vocazione essenziale per il Terzo Millennio, un cambiamento radicale che ridefinisce i concetti di partecipazione, autorità e missione. 
La sinodalità non è un evento o una moda passeggera ma uno stile di essere Chiesa.
Siamo di fronte a un appello potente e urgente: la sinodalità non è un’opzione democratica, ma una conversione spirituale e strutturale per rispondere alle sfide di un mondo frammentato. 
Passare dal fare i sinodi a essere una Chiesa sinodale significa abbandonare la logica dell’autoreferenzialità e dell’autosufficienza per abbracciare quella del riconoscimento, dell’ascolto e del servizio. 
L’autorità non viene abolita, ma riorientata affinché passi dall’idea di un potere che gestisce ogni cosa, a un’autorità evangelica capace di attivare processi, di custodire l’armonia delle differenze al fine di far crescere ognuno liberando continuamente spazi.
Questo camminare insieme nella differenza è definibile come una profezia sociale per il nostro tempo. In un’epoca di polarizzazioni estreme, una Chiesa che impara ad abitare i conflitti in modo costruttivo e ha il coraggio di chiedere perdono diventa un segno di speranza credibile. 
La sinodalità, quindi, non solo permette di annunciare meglio il Vangelo, ma è essa stessa Vangelo: una buona notizia visibile di unità e fraternità, incarnata da una Chiesa che sceglie di essere sale e lievito, accidentata ma viva, piuttosto che linda ma sterile.

 

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